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Le confraternite e i riti del Venerdì Santo

Confraternite del CilentoIl rito delle confraternite è una tradizione che il Cilento Antico conserva intatta da alcuni secoli e che si rinnova di anno in anno il Venerdì Santo.

In questa occasione le confraternite sono le protagoniste della vita del paese mediante il suggestivo rito della visita agli altari della deposizione, comunemente detti subbùrcri (sepolcri), del proprio paese e dei paesi limitrofi. Non si tratta solo di un momento di alta religiosità popolare, ma anche di un'occasione di incontro con le comunità dei paesi limitrofi.

La divisa, oltre al camice e cappuccio bianchi, è completata da un cingolo e da una mozzetta (corto mantello), colorati a seconda il titolo della confraternita. I colori di base sono quattro: il rosso per quelle intitolate al Corpo di Cristo o al Rosario; l'azzurro per quelle intitolate alla Madonna venerata sotto vari titoli; il marrone per quelle intitolate alla Madonna del Carmine e il nero per quelle intitolate al Monte dei Morti. Alcune varianti in questo schema si possono trovare nel caso in cui in uno stesso paese due o più confraternite, scomparse nei secoli passati, hanno lasciato ciascuna un proprio segno nella tradizione di quella che sopravvive o che è stata ripresa.

Cofraternite CilentoSingolare, nella confraternita di Rocca Cilento, è il Turco, un confratello che apre le file e che indossa una divisa particolare: lunga tunica con cappuccio di color rosso (come il colore delle insegne), ma con mozzetta azzurra; reca un bastone sormontato da un serpente stilizzato; la sua funzione è di annunciare l'arrivo della confraternita in chiesa.

Le insegne di solito recano i colori della mozzetta e sul gonfalone, attaccato alla grande croce che nelle cerimonie apre sempre le due file dei cunfràti, è ricamata con fili d'oro e seta grezza o semplicemente dipinta su un ovale di tela, l'effigie del titolare, la scritta dell'intestazione ed a volte anche l'anno della fondazione. Fanno eccezione le confraternita di Valle e di Ostigliano che, oltre al gonfalone nero, recano anche una croce nuda, cui sono inchiodati i simboli della Passione: la lancia con la spugna, la scala, il gallo, il sudario, il sole e la luna; simboli che sono anche magnificamente scolpiti in stucchi policromi a sommità dell'altare della confraternita di Valle nella chiesa di Santa Maria delle Valletelle.

I componenti di alcune confraternite usano anche portare tutti un lungo bastone che un tempo, insieme al cingolo, era simbolo di umiltà e penitenza (ricordano i segni distintivi dei Penitenti del XII-XIII secolo); in altre, lo portano solo il priore, i confratelli che ricoprono cariche e i più anziani.

I canti, che accompagnano il cerimoniale fuori e dentro la chiesa, sono certamente l'elemento più caratteristico. Sono stati tramandati per generazioni ed hanno conservato in gran parte i ritmi e le cadenze antiche. In ogni confraternita presentano però delle sfumature, che è bello cogliere e gustare.

Essi seguono lo schema tipico del canto alla cilentana e ne rappresentano l'espressione più autentica. Le strofe, in genere, sono composte da quattro versi di sette / otto sillabe ognuno, ai quali si aggiunge una replica (ripresa) composta da due versi. E' questo il caso dei canti eseguiti dalle confraternite dei paesi del versante sud-est del Monte della Stella. Altrove si trovano anche canti composti da quattro distici endecasillabi, ai quali si aggiungono una o più riprese. Ogni strofa o distico segue lo stesso schema melodico, che presenta delle varianti a seconda la zona. L'esecuzione è sempre polivocale, con una voce alta e due o più basse, che accordano sull'attacco di quella principale alle prime sillabe o al secondo verso. La melodia, che appare dotata di maggiore distesa nei paesi del versante sud-est del territorio, è in genere più contratta in quelli dell'interno; cade sempre sulla sopratonica nella nota finale del verso, per acquistare maggiore distensione nell'ultima dell'ultimo verso, sempre concluso con melismi fissi e lunghi per quanto reggono le voci. Il canto di ogni verso è retto da un solo fiato, l'emissione è di testa e a voce lacerata. Nel canto di alcune confraternite (Valle, Sessa) la voce alta interviene ad intervalli regolari sulla melodia dei bassi, che ad un certo punto non scandiscono più le parole, ma fanno da sottofondo melodico alla voce alta. Il tono ha un timbro diverso a seconda della zona: dal pietoso delle confraternite della Chiòva (Ortodonico, Cosentini, Fornelli), al melodioso e corale di quella di Sessa, al forte e robusto di quella di Cannicchio.

Belli e commoventi sono i pianti della Madonna, tradizionali o introdotti di recente, eseguiti con una sorta di retto tono, misto ad elementi di melodie locali e antiche, che sarebbe interessante selezionare e salvare. Vanno anche seguite con molto interesse le innovazioni che alcune confraternite hanno introdotto, come ad esempio quella di Ortodonico che esegue, tra l'altro, lo Stabat Mater in coro e con testo in italiano; quella di Cannicchio, un esponente della quale canta un pianto della Madonna in dialetto, caso unico in quanto i testi dei canti sono tutti in italiano; e la coraggiosa iniziativa di quella di Acciaroli, il cui priore, il prof. Gerardo Vassallo, ha voluto la presenza di numerosi cantori giovanissimi (11-15 anni) in un settore tradizionalmente monopolio degli anziani.

Reminiscenza degli antichi pellegrinaggi penitenziali, è rimasto il canto del Miserère (salmo 51), eseguito in latino da un confratello e in un tono gregoriano. Suggestivo è anche il rituale del bacio, cioè dell'adorazione che i confratelli fanno a coppia in ginocchio davanti al sepolcro. Mentre per la maggior parte delle confraternite è limitato a tre inchini (due simultanei verso l'altare e uno tra i due confratelli), per alcune (Ortodonico, Perdifumo, Sessa, ecc.) si è conservato il bàttito o disciplìna, cioè con lamelle di metallo legate a cordicelle, i confratelli si percuotono tre volte la schiena. Verosimilmente è una reminiscenza dei battenti di altre aree culturali o addirittura dei flagellanti del XIII secolo.

Eseguito un ultimo canto ed un ultimo giro (se ne fanno di solito 3, 5 o 7 a seconda del tempo disponibile, intervallati da canti), la confraternita esce dalla chiesa e percorre le vie del paese accettando l'ospitalità, un tempo boccali di vino, oggi dolciumi e bibite. Se nel tragitto incontra un'altra confraternita, un rigido cerimoniale impone il saluto dei due gonfaloni con inchini a destra, a sinistra e al centro, e l'apertura delle file per quella che entra in chiesa o è più vicina al paese ospitante.

Saluto tra due confraternite del Cilento

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