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Scuola Eleatica

La Scuola eleatica è una scuola filosofica presocratica attiva ad Elea, colonia greca dell'antica Lucania, il cui esponente principale fu Parmenide. Altri membri della scuola sono Zenone di Elea, Melisso di Samo e Senofane di Colofone che viene da alcuni storici considerato come suo fondatore, ma questa posizione, probabilmente basata sull'apparente contiguità fra la polemica contro la molteplicità degli dei antropomorfi, propria di Senofane e il concetto dell'unità propria dell'essere, elaborato da Parmenide, è discussa. Le conoscenze su questa antica scuola, come per tutte le altre scuole presocratiche, è indiretta e si basa su sporadiche testimonianze e scarsi frammenti di autori più tardi.

La scuola prese il suo nome da Elea, Velia per i Romani, oggi nel comune di Ascea (Salerno), città greca sulle coste del Cilento, patria dei suoi più importanti esponenti: Parmenide e Zenone. La sua fondazione è spesso attribuita a Senofane di Colofone, ma, sebbene nella sua dottrina ci siano molti elementi che faranno parte integrante della speculazione della Scuola eleatica, è probabilmente più corretto guardare a Parmenide come suo fondatore.

Senofane di Colofone fu il primo a muovere all'attacco della mitologia della Grecia arcaica, alla metà del VI secolo AC, scagliandosi contro l'intero sistema antropomorfico sancito dai poemi di Omero ed Esiodo. Nelle mani di Parmenide questo spirito di libero pensiero si sviluppò in senso ontologico. In seguito, o perché le sue speculazioni risultavano offensive per i contemporanei cittadini di Elea, o a causa della mancanza di una salda guida, la scuola degenerò concentrandosi su temi eristici e retorici, mentre i migliori frutti di questa corrente furono assorbiti dalla metafisica platonica.

 

Gli Eleati rifiutano la validità epistemologica dell'esperienza dei sensi e invece assumono parametri matematici di chiarezza e necessità come criteri della verità. Dei diversi esponenti, Parmenide e Melisso dimostrano argomentazioni da premesse indubbiamente sicure, Zenone, al contrario, adopera principalmente il metodo dialettico della reductio ad absurdum, cercando di distruggere gli argomenti degli avversari mostrando che le loro premesse li portano a contraddirsi.

Le principali dottrine degli Eleatici furono sviluppate in opposizione con i primi filosofi naturalisti della Scuola di Mileto, che spiegavano ogni forma di esistenza in termini di elementi primari e con la teoria di Eraclito, che dichiarava che ogni esistenza può essere riassunta come un perpetuo cambiamento. Gli Eleatici asserivano che la vera spiegazione delle cose si trova nella concezione dell'universale unità dell'essere. Conformemente a questa dottrina, i sensi non possono aver cognizione di questa unità, perché le loro impressioni sono inconsistenti: è solo tramite il pensiero che è possibile superare le false apparenze dei sensi (la doxa) e giungere alla conoscenza dell'essere e alla fondamentale verità che Tutto è Uno. Inoltre non può esserci creazione, perché l'essere non può scaturire dal non-essere, perché una cosa non può sorgere da ciò che è diverso da essa. Essi argomentano che gli errori su questo punto derivano comunemente per l'ambiguo uso del verso essere che può significare esistere o essere mera copula che connette soggetto e predicato.

Sebbene le conclusioni degli Eleatici fossero rifiutate dai più tardi presocratici e da Aristotele i loro argomenti vennero presi sul serio, e viene loro generalmente riconosciuto di aver notevolmente migliorato i parametri dell'argomentazione filosofica nella loro epoca, iniziando a formalizzare i concetti base della logica occidentale. La loro influenza fu similmente durevole, Gorgia, un sofista, argomenta secondo lo stile degli Eleatici nella sua opera Sulla natura o ciò che non è, mentre Platone ne riconobbe l'importanza nei dialoghi del Parmenide, del Sofista e del Politico. Inoltre, molti dei metodi e dei principi stabiliti per primi dagli Eleatici furono presi a prestito dalle filosofie più tarde.

 

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