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Le abitazioni rurali del Cilento

Il rapido sviluppo economico realizzatosi nei nostri paesi negli ultimi quindici anni, ha fatto già dimenticare che la maggior parte della popolazione viveva nelle campagne e dei frutti della terra.


C'è stato poi un periodo in cui gli storici che si sono occupati casualmente della cosiddetta "Civiltà contadina", a volte ne hanno mitizzato i termini, con tendenza a delinearne un quadro romantico; costoro hanno spesso espresso la nostalgia per un mondo che non potrà più essere recuperato e vi hanno visto valori e armonie di cui deplorano l'assenza nel mondo moderno.


Della nostra passata civiltà rurale, restano ancora molte testimonianze che comunque vanno valutate. Tra queste vogliamo qui ricordare, nella cultura locale, oggi elementi tipici e armoniosi della campagna cilentana, le abitazioni rurali. Al di là di ogni valutazione storica, il loro stesso essere ci ammonisce, ricordandoci che gli agi di cui oggi godiamo spesso sono il frutto di immani fatiche dei nostri avi. L'agognata "casa di campagna" che costituisce un bene invidiato o la solatìa chiesetta in cima ad una collina o ai margini di un bosco, lontano dal rumore della città, spesso meta di week-end, restano i muti testimoni che videro e accolsero dolori e fatiche inimmaginabili nella realtà moderna.

 

casa surale del cilento

Nella convinzione che la coscienza della propria identità è stimolo a meglio agire nel presente e che il recupero di queste strutture costituisce un dovere per un popolo civile, andiamo qui a puntualizzare brevemente alcuni concetti sulle costruzioni rurali che numerose incontriamo nel territorio oggetto del nostro viaggio.

 


L'eccessivo frazionamento della proprietà terriera in questo territorio, ha determinato la costruzione di numerosissime abitazioni rurali: in pratica su ogni "fondo" ve n'è almeno una.


Ricordiamo come l'uso di costruire le case sulla quota di terra posseduta è antichissimo: almeno in queste zone, si rifà al contratto di "pastinato" che fra l'altro prevedeva il possesso reale della terra con diritto di costruzione della casa.


E' difficile ricostruire storicamente il legame tra quest'epoca e i secoli a noi più vicini: possiamo solo dire che è possibile che quei diritti non siano scomparsi completamente e che siano sopravvissuti nelle consuetudini dei paesi anche quando il possesso della terra, per le mutate condizioni socio-economiche, divenne "colonìa", per cui il proprietario o provvedeva a fornire la casa al colono o lo autorizzava a costruirsela nel fondo che doveva coltivare. Le grosse proprietà, molto rare, obbedivano così anch'esse a questo schema: ogni quota di terra affidata ad un colono o "parzunàro" ha o aveva la sua casa ove costui poteva abitare con la sua famiglia.


Questo sistema era già invalso nel XVIII secolo, come dimostrano i catasti onciari. E' presumibile che parte delle costruzioni rurali, molte delle quali ancora usate, risalgano a quest'epoca; la maggior parte, invece, sono state edificate verso la fine dell'Ottocento dopo che la scomparsa del brigantaggio rese sicure le campagne. Tutte hanno conservato lo stesso schema di costruzione lungo i secoli e si differenziano solo nella forma a seconda dell'uso a cui erano destinate.


In genere si tratta di case povere, a volte molto piccole, ma estremamente funzionali; obbediscono ad una logica immediata e pratica di utilizzo di ogni loro angolo.


I vari tipi sono indicati nel dialetto locale con i seguenti termini:


- maazzèno: è il tipo di abitazione rurale più diffusa. Di modeste dimensioni, è formata da un piano terra adibito a stalla e da uno superiore per soggiornarvi; la soffitta (suppìgno) funge da fienile; gli ambienti sono due-tre per piano; il forno, immancabile, è staccato dal corpo della costruzione o ricavato in un angolo della cucina;


- casìno: è una grossa costruzione, residenza non abituale del proprietario di più fondi e centro di questi per i quali fungeva da deposito o punto di raccolta dei prodotti prima di avviarli al mercato; tra l'altro vi erano le cantine per la spremitura dell'uva: il mosto veniva poi trasportato in paese in barili a dorso d'asino. Queste costruzioni sono formate da più piani, a volte sormontate da una colombaia. Si presentano maestose e di una certa eleganza. Le forme sono diverse e obbediscono al gusto e alle necessità contingenti dell'epoca di costruzione;


- passulàra: indica un ambiente più o meno grande adibito a deposito per gli attrezzi necessari all'essiccazione dei fichi. Erano importantissime queste costruzioni e di uso immediato soprattutto per depositare i graticci coi fichi durante la notte o in caso di temporale. Di solito sono limitate ad un piano terra dotato di due o più larghe entrate, con tetto ad un solo spiovente. All'interno l'unico ambiente accoglieva numerose impalcature in legno su cui venivano sistemati in perfetto ordine i graticci coi fichi;


- terràta: si tratta di una specie di grotta di 4-5 mq. ottenuta scavando nella terra (di solito in terreno scosceso) e sorreggendo le pareti con muri a secco. Il tetto era fatto con travi e assi di legno che sostenevano la terra soprastante; spesso venivano ricavate nei muri di terrazzamento. Erano usate come deposito per gli attrezzi agricoli o per ripararvisi in caso di cattivo tempo.

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