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Gian Battista Vico

Gian Battista VicoVico nasce a Napoli il 23 giugno 1668 da Antonio e Candida Fasullo, sesto di otto figli. Il padre Antonio, proveniente da Maddaloni, è un libraio, proprietario di una botteguccia sulla strada di San Biagio, sottostante l'abitazione.
Nel 1686 il vescovo di Ischia Geronimo Rocca, fratello di Domenico, conobbe in una libreria di Napoli un giovane avvocato di nome G. B. Vico ed avendo avuto modo di apprezzare la sua vasta cultura gli propose l'incarico di istitutore per i suoi nipoti: Francesco, Saverio, Carloantonio e Giulia.

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Ruggero Leoncavallo

Ruggero LeoncavalloNato a Napoli il 23 aprile del 1857, da bambino si trasferì insieme alla famiglia a Castellabate.Nel 1859 a Castellabate morì Irene, la sorellina del compositore; riposa nella terra santa della basilica. A Leoncavallo padre è attribuito un canto, destinato alla moglie che a Napoli stava partorendo Ruggero: «O santo sole mo' ca te nne cali / si viri a nenna mia salutammilla. / Salutammilla epu' me l'abrazzari I ca a u lo ritorno me l'abbrazzo io...».

Successivamente la famiglia Leoncavallo si trasferì in provincia di Cosenza, a Montalto Uffugo, dove il padre fu pretore, in giovanissima età assistette ad un fatto di sangue che, successivamente, lo ispirò per la realizzazione dell'opera Pagliacci. Nel centro del cosentino si tiene ogni anno il Festival Leoncavallo. Leoncavallo studiò al Conservatorio di San Pietro a Majella nella sua città natale.

 

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Ancel Keys

 

Ancel Benjamin Keys (Colorado Springs, 24 giugno 1904 – Minneapolis, 20 novembre 2004) è stato un medico e fisiologo statunitense, noto soprattutto per i suoi studi sull'epidemiologia delle malattie cardiovascolari, che lo condussero a formulare le ipotesi sull'influenza dell'alimentazione su tali patologie e sui benefici apportati dall'adozione della cosiddetta dieta mediterranea, polirematica da lui coniata. Il suo nome è anche legato alla formulazione, nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, della Razione K, che costituì la base per l'alimentazione di sussistenza dell'esercito americano.

 

In seguito alla sua esperienza al séguito dell'esercito alleato, stabilì i primi contatti che saranno il punto di partenza per un ampio studio scientifico noto come "Seven Countries Study". Ottenne una laurea in economia e scienze politiche all'Università della California di Berkeley nel 1925 e un dottorato in biologia e oceanografia all'università della California di San Diego nel 1929.

 

Nel 1938 ottenne un secondo dottorato in fisiologia all'Università di Cambridge nel Massachusetts. Dal 1934 al 1936 fu professore assistente all' Università Harvard e dal 1937 all'Università del Minnesota. In quest'ultima università fondò il Laboratorio di Igiene Fisiologica, che diresse dal 1939 fino al suo ritiro dalla professione nel 1975.

 

In seguito si trasferì in Italia a Pioppi, un villaggio di pescatori del comune di Pollica, acquistando una casa in una località che sarà da lui battezzata Minnelea, un omaggio alla città di Minneapolis e alla vicina polis magnogreca di Elea nel Cilento, sua terra di adozione. Rimase in questa località per 28 anni, studiando accuratamente l'alimentazione della popolazione locale e giungendo alla conclusione che la dieta mediterranea apportava evidenti benefici alla salute. Morì a Minneapolis due mesi prima di compiere 101 anni. La rivista americana TIME Magazine gli dedicò la copertina del numero di gennaio 1961.

 

 


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Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

"... E che cos'è quell'alta rupe che ci appare lastricata fino in cima da campicelli come da un'elegante geometria?
E perchè l'erba, quasi azzurra su quella rupe, trascolorisce irrequieta, come da un sottopelle di tatuaggio a una scorticatura smaltata?
Ne vedrò più tardi l'altra anca, nuda e scabra: è la Punta d'Agropoli..."

 

“In quel mentre, mentre passiamo di fianco a Pisciotta, ci appare, penetrato nel mare, Palinuro, come uno squalo smisurato, cariato d’oro. Pisciotta si svolge in tre fasce su una parete: la più alta è il vecchio paese, di case gravi e brune e a grandi arcate; in mezzo, sono ulivi sparsi come pecore a frotte; la terza, a livello dell’acqua, la formano case nuove e leggere, i cui muri sembrano torniti dall’aria in peristili”.

Ernest Hemingway

"Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo di nome Manolo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salato , che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo aveva ubbidito andando in un'altra barca dove prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne"

 

Ernest Hemingway


Ernest Hemingway vide Acciaroli per la prima volta in occasione dello sbarco della V armata U.S.A. e rimase colpito della estrema bellezza del paesaggio e dal borgo di pescatori incastonato tra il verde delle colline e l'azzurro del mare.

 

 

Ritornò negli anni 50 dove durante i vari soggiorni in questo minuscolo borgo marinaro del Cilento istaurò una profonda amicizia con Antonio Masarone detto "u viecchio".

L'amicizia che legava Ernest ad Antonio li vide spesso compagni di pesca di giorno con il piccolo gozzo di Antonio e tutte le sere si fermavano a parlare sul piccolo porticciolo.

 

Ernest con sé aveva una cassa di Amarone, il suo vino preferito. Poi il vino finì. Da questa breve ma intensa esperienza nacque nel 1952 “IL VECCHIO E IL MARE”, il capolavoro grazie al quale lo scrittore americano ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1954. Se Hemingway non avesse terminato le casse di amarone, molto probabilmente non avrebbe lasciato il porto di Acciaroli e lì avrebbe terminato la stesura de: ”Il vecchio e il mare”. Pare sia stata proprio la ridente località cilentana, con il suo accogliente porto, ad ispirare lo scrittore americano.

 

Al centro del libro c’è la circostanza che vede da 82 giorni Santiago che non riesce a prendere un pesce e per questo viene abbandonato anche da Manolo, il ragazzo a cui ha insegnato a pescare e a cui è legato da profondo affetto. Così, l’83° giorno, Santiago prende il mare da solo. All’improvviso un enorme pesce abbocca all’amo e trascina la barca a largo. Dopo una terribile lotta durata tre giorni e tre notti, il vecchio ha finalmente la meglio sul pesce, lo uccide e lo affranca alla fiancata della barca. Nel viaggio di ritorno però è assediato dagli squali che, un pezzo alla volta, gli strappano il bottino, lasciandogli tra le mani un simbolico scheletro. Quando Santiago, sfinito, rientra in porto, del pesce non resta che la testa e la lisca.

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