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Il Castello di Rocca Cilento

 

 

Castello di Rocca Cilento

Il castello di Rocca ha una straordinaria ricchezza storica ed architettonica traduzione in pietra e stratificazione di circa mille anni di storia.

Documenti più antichi, infatti, parlano del Castellum Cilenti, costruito dai longobardi a presidio dell'actus, sin dal 963.

Il sito naturale si trova su un percorso di crinale che proviene dalla vetta del Monte Stella nel luogo in cui si dirama a sud per la valle dell'Alento e a nord verso la valle del Testene. Dove il crinale si divarica uno slargo contiene un'altura, che viene probabilmente fortificato fin da epoca longobarda.

" Il castello è un complesso molto articolato a pianta pentagonale allungata in direzione nord-sud, che domina il borgo di Rocca ad una quota di 630 m sul versante esposto a sud-ovest.Il Castello di Rocca Cilento

La struttura attuale è circondata da una cinta muraria di origine angioina, che presenta torri circolari sul lato esposto a sud-ovest. Lo stretto passaggio di ingresso segnato da un brusco cambiamento di direzione era un accorgimento difensivo dell'architettura militare normanna usata per evitare che gli assalitori potessero abbattere il portone con l'ariete.

Il complesso difensivo è completato da un fossato che costeggia per un tratto limitato le mura. Il castello si inserisce poi in modo organico con l'abitato fortificato di Rocca.

Il castello mostra i segni degli interventi fatti in epoca angioina, mentre rari sono quelli apportati in epoca normanna e sveva; comunque molti sono concordi sull’origine longobarda del primo maniero.

Nei cortili resta ancora oggi traccia degli accorgimenti usati nella lunga storia del castello per l’approvvigionamento idrico."

 

Un ricordo di storia cilentana: il 1799

L'alba del 12 Aprile 1799 segna l'inizio di una delle più importanti giornate della Repubblica Partenopea nel Cilento.

L'aria ancora fredda dell'inverno sferza il viso della schiera di "buoni" riunitisi presso il convento carmelitano di S. Maria dei Martiri a Mercato Cilento. Accorsi da San Mauro, Serramezzana, Pollica, San Giovanni, Porcili, Acquavella, Galdo, Casalicchio, Sessa, San Mango e da tutti gli altri paesi del Monte della Stella per difendere la causa filoborbonica e "sanfedista" contro la "febbre" giacobina che da tempo ha scatenato nel Cilento una progressiva democratizzazione.

"Destinato dunque a noi, cari fratelli, era questo giorno di dovere coll'armi alle mani pugnare per Dio e per il Sovrano".

Con queste parole esordiva il barone Alessandro Materazzi di Serramezzana, uno dei moralisti più attenti dei fatti accaduti in quell'epoca.

"Guardi Iddio con tutte le nostre forze e con tutto l'animo nostro arroccati sotto l'inclita bandiera del nostro Sovrano e col vessillo della Santa Croce vogliamo vendicare la causa di Dio, del Sovrano e di noi stessi".

La "parlata" del barone Materazzi durò pochi minuti al termine dei quali, egli ed i suoi seguaci, convinti di perseguire la giusta causa si incamminarono verso il castello della Rocca presidiato dal commissario repubblicano Matteo Mastrogiacomo. Lo scontro avvenne in un primo momento lungo il percorso fra Rocca e Mercato, nei pressi di un bosco di castagni ma presto gli archibuchi sanfedisti riuscirono a piegare le forze repubblicane che si rifugiarono nel castello. Protetti dalle alte mura della rocca i giacobini tentarono di resistere oltre ogni limite ai continui attacchi dei sanfedisti ma nel giro di poche ore furono costretti ad arrendersi.

I prigionieri vennero trattenuti per alcuni giorni nel castello e di lì a poco trasferiti altrove.

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